Allegri vs Sarri, lo Scudetto parla un po'...pescarese
Juventus e Napoli si scontreranno questa sera e non è possibile non pensare al rapporto che i due tecnici hanno col Delfino.
Sabato tredici febbraio, ore 12. C'è chi pensa al proprio weekend, magari le ragazze sognano una giornata speciale per San Valentino, mentre c'è sempre chi è in trepidazione per la finale del festival di Sanremo.
Tuttavia, in questo sabato, le attenzioni dell'Italia pallonara, dunque della stragrande maggior parte del paese, sono esclusivamente rivolte alla regina delle partite: quella fra Juventus e Napoli. Al di là della capitale importanza della sfida in termini di classifica, tale da fornirle, già a febbraio, la pesante etichetta di sfida scudetto, temi numerosi e di varia natura saranno catapultati dentro lo Juventus Stadium, per una partita che esula dal puro confronto calcistico.
Si affrontano la prima della classe contro la seconda, distaccata solo di due punti; la squadra abituata a vincere fino allo sfinimento contro quella che, da troppi anni, non fa gioire i propri tifosi; la squadra tifata, trasversalmente, in tutta Italia, contro quella indissolubilmente legata ad una città e ad un'identità. Ma, forse sopra ogni cosa, sarà la sfida fra due filosofie di gioco contrapposte ed inconciliabili, riflesso delle idee e della storia di due allenatori, Max Allegri e Maurizio Sarri, che, a prima vista, sembrerebbero non avere nulla in comune ma che invece, scandagliando più a fondo, condividono ben più di un aspetto, che va oltre la comune origine toscana e che riguarda...la nostra Pescara.
Se il tecnico bianconero si presenta in panchina sempre impeccabile, con mocassini ed abiti firmati, tutta Italia ha imparato a conoscere la storia di Maurizio Sarri, la cui tuta rappresenta in realtà un dress code che porta i segni di una vita trascorsa fra un lavoro in banca ed i campi di periferia, lontano dalle luci della ribalta del pallone e della notorietà.
Nemmeno Allegri, pur calcando a lungo i campi di serie A, ha avuto una carriera calcistica comparabile a quella di certi suoi colleghi, probabilmente a causa di un “carattere esuberante” che ne ha limitato il grande talento. Tuttavia da queste parti, il tecnico livornese rappresenta un'istituzione, una delle pietre miliari della nostra storia calcistica, il cui ricordo ci rimanda indietro di qualche anno, in piena epopea Galeoniana. Un biennio, quello fra il '91 e il '93, che ha portato un'indimenticabile promozione ed una repentina retrocessione ma che ha lasciato in eredità un centrocampista carismatico ed estroso che ha fatto innamorare una città che cinque anni dopo lo ha riaccolto fra grandi tributi. Un amore corrisposto, quello fra Pescara ed Allegri, il cui feeling con la città è continuamente ricordato dalle sue dichiarazioni, nonché testimoniato dalle sue numerose visite. Un'icona biancazzurra, dunque, il cui estro, forse mai pienamente espresso in campo, è stato trasportato ed è esploso in panchina, laddove il mister livornese si sta togliendo grandissime soddisfazioni, capace, come è stato, di vincere due scudetti con Milan e Juventus, due delle panchine più importanti, raggiunte, tuttavia, al termine di una gavetta fra i campi della Lega Pro, prima dell'approdo a Cagliari.
Quella gavetta diventata quasi il marchio distintivo di Maurizio Sarri, uno che ha iniziato ad allenare per hobby, quasi per caso, e che, attraverso una scalata che ha i connotati della favola, è passato dalla seconda categoria all'olimpo del calcio. Una delle tappe, importanti, di questa scalata è stata proprio quella di Pescara. Solamente un anno per lui, ma sufficiente per lasciare un ottimo ricordo nei tifosi. Un buon ricordo assolutamente ricambiato. Stagione 2005/06, un'altra epoca storica. Società ballerine, tanti campionati trascorsi, precariamente, fra serie B e serie C, fra retrocessioni e ripescaggi. Il mister toscano è stato l'unico, in quei travagliati anni, a regalare soddisfazioni ai tifosi biancazzurri, portando una squadra allestita in fretta e in furia e, priva di grandi individualità, a ridosso della zona playoff. Già da allora si erano evidenziate quelle qualità che lo hanno poi portato ad emergere: grande capacità di lettura tattica della partita e grande cura nella preparazione settimanale, attraverso una premura maniacale verso i dettagli. L'impossibilità di una progettazione lo ha portato ben presto lontano dall'Adriatico, tuttavia il ricordo di Sarri, da queste parti, è rimasto ottimo; lo stesso mister di Figline Valdarno, d'altronde, ha ricordato, in più di un'occasione, di esser rimasto legato alla città e alla piazza.
Una città che, in periodi e contesti differenti, ha dimostrato di essere affezionata sia all'ex capitano estroso, elegante e, come si dice, abile nel gestire lo spogliatoio, sia all'uomo venuto dal basso, cultore della tattica e del lavoro. Due uomini diversi per mentalità, idee e stile ma che hanno saputo comprendere i meccanismi e gli umori della piazza, per la quale hanno dato tanto…ma dalla quale tanto hanno anche ricevuto. Una città che infatti ha, fra le sue anime, sia l'eleganza e il “sovoir vivre” di Allegri, sia la semplicità e l'operosità di Sarri.
Ci piace, dunque, pensare che in questa sfida Scudetto, accanto ai campioni e alle luci della ribalta di tutto il mondo, ci sia anche un pizzico di Pescara, una città che sa stare sia sopra che sotto le righe, ma sempre protagonista.
Federico Papa
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da johnny-blade
Vabbé. . Che fantasia....
da Y2J
E' UN PARAGONE CHE NON SI PUO' FARE PERCHE' SARRI E' STATO QUI COME ALLENATORE,ALLEGRI COME GIOCATORE
da 433offensivo
Sarri è stato solo 1 anno in campionato semi anonimo in un periodo sterile....totalmente altra storia x Allegri che qui è stato protagonista di una promozione. Poi in termini di ex pescarese considero più forte il legame con insigne con Sarri. ...
