Onofrio Loseto: ''Pescara, un grande amore e niente più''
L'intervista all'ex biancazzurro: ''Indimenticabile l'esperienza con Galeone, anche Oddo gioca un bel calcio''
Pasquale,
Giovanni e Onofrio Loseto: tutti e tre i fratelli di Bari vecchia hanno
vestito la casacca biancazzurra ma soltanto uno di loro trova posto
nell’album dei ricordi più belli. Onofrio Loseto arriva a Pescara venticinquenne nell’estate del 1985 per volontà di Enrico Catuzzi, andando a infoltire la colonia di ex baresi che comprende già De Rosa, Acerbis, Ronzani e De Martino. Catuzzi, che li ha già allenati a Bari, li porta con sé a Pescara rafforzando l’asse di mercato tra la città adriatica e il capoluogo pugliese, che vede in
seguito approdare in biancazzurro, tra gli altri, anche Giorgio De
Trizio e Angelo Terracenere. Retrocesso in C nella seconda stagione con Catuzzi, Loseto è tra i protagonisti dell’indimenticata cavalcata dell’anno seguente, dal ripescaggio fino alla serie A. Galeone affida a lui, Bosco e Gasperini le chiavi del centrocampo e Loseto lo ripaga con prestazioni di qualità impreziosite da una rete decisiva che consente al Pescara di battere all’Adriatico il quotato Genoa e
lanciarsi verso lo sprint finale. Nella stagione seguente Loseto si
toglie la soddisfazione di calcare i campi della massima serie, di
marcare Diego Armando Maradona e di contribuire a quella che, finora,
rimane l’unica salvezza in serie A della storia biancazzurra.
Gli abbiamo chiesto di sfogliare insieme l’album dei ricordi e di commentare il momento del Pescara di Oddo.
Ben trovato Onofrio, di che cosa ti occupi adesso?
Grazie,
mi godo la pensione e mi diverto ad allenare i ragazzini della scuola
calcio. Mi piace l’idea di poter restituire qualcosa di quel che mi
hanno insegnato. Una volta la scuola calcio non c’era e si imparava a
giocare per strada.
Se ti dico “Pescara” quali immagini ti tornano in mente?
Ricordi bellissimi. Sono
arrivato a venticinque anni e Pescara mi ha adottato, lì ho vissuto le
gioie più grandi della mia carriera e ho conosciuto la serie A, il sogno
di ogni calciatore. Me la ricordo come una città vivacissima, capace di divertirsi e godersi la vita. A quell’epoca io e i miei compagni vivevamo tantissimo la città, si dava più facilmente confidenza, ci si fermava a parlare per strada e nei locali, il legame con la piazza era forte. I
primi due anni vivevo insieme a Bosco e Rebonato e diversi altri vicino
al lungomare di Francavilla e mi ricordo tante serate bellissime con i
personaggi dell’epoca, fra i quali c’era Gianni Paglione che ricordo con
affetto. Pescara è la mia seconda città e sarei rimasto volentieri a vivere lì. Andai via alla fine del primo anno di serie A perché con l’arrivo di Miano gli spazi per me si erano fatti un po’ stretti.
Galeone disse a Gianni Mura di essere fiero del giocatore che eri diventato (Una favola di provincia, Repubblica 13/6/1987). Che ricordo hai del mister più amato dai pescaresi?
Al
di là degli aspetti tattici, mister Galeone era anni luce avanti agli
altri nel rapporto con noi giocatori. Ci diceva “Andate in campo e
cercate di divertirvi” e così ci liberava dai timori e dalle insicurezze
che erano inevitabili in una squadra di calciatori ripescati a cui era
stato aggiunto un gruppo di ragazzini, tra i quali Gatta e Dicara.
All’inizio lo stadio era vuoto, ma ben presto la città si innamorò di
noi e l’Adriatico divenne una bolgia da brividi. Il giorno di Pescara –
Genoa, quando segnai il gol della vittoria sotto la curva Nord, ci
saranno state trentamila persone. Ho ancora i brividi a pensarci.
Senti ancora i tuoi compagni? Ti capita di tornare ogni tanto?
Con
Roberto Bosco e soprattutto con “Berlinga” (Berlinghieri, ndr) ci
sentiamo abbastanza spesso, anche grazie ai social network. Con lui
trent’anni fa è nata un’amicizia stretta che resiste ancora oggi.
Dopotutto “Berlinga” è un milanese che parla in barese,
è un mattacchione, è caloroso come me che sono meridionale. Sono
contento per Gian Piero (Gasperini, ndr) che ha fatto una bella carriera
da allenatore, ma si capiva già a quel tempo che sarebbe stata la sua
strada. Purtroppo non sono molte le occasioni per tornare in città,
l’ultima è stata in occasione della partita per il compianto Zucchini.
Segui
il Pescara di Oddo? Pensi che possa raggiungere la salvezza? Un
traguardo che finora avete ottenuto soltanto tu e i tuoi compagni.
Lo
seguo volentieri, quest’anno l’ho visto tre volte. Gioca un bel calcio
per merito del suo allenatore ma forse è penalizzato dalla mancanza di
un centravanti importante. Comunque non si può pretendere troppo perché
in serie A ci sono squadre molto forti che al primo errore ti puniscono.
Nella partita contro il Chievo in cui i biancazzurri
meritavano di più, così come in altre occasioni. Il Pescara può
raggiungere la salvezza attraverso il gioco, proprio come noi nel 1988.
Grazie Onofrio, vuoi salutare i tifosi biancazzurri?
Certo, li saluto con grande affetto e farò il tifo per la salvezza del Pescara.
Lorenzo Morelli
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da cris68
Grande Onofrio,mi ricordo ancora il boato per radio quando segnasti al Genoa.Un grosso saluto e grazie ancora.
da mauroioratti
un saluto ad Onofrio Loseto e anch'io ricordo benissimo quel gol contro il Genoa sotto la nord....all'epoca lo stadio era davvero una bolgia!!....
da emigratotriste
Redazione rifaccio la domanda: si sa qualcosa dell'incontro in Comune per il nuovo stadio??
