Il silenzio surreale dell'Adriatico
Tristezza e vicinanza per le vittime di Rigopiano. Un solo pensiero: il calcio a volte deve fermarsi.
C'era un'atmosfera surreale ieri allo stadio Adriatico. Al di là dell'ennesimo risultato negativo del Pescara, che mette quasi fuori dai giochi il Delfino nella lotta salvezza, il pensiero era rivolto altrove. Il silenzio della Curva Nord ha accompagnato tutta la gara. In 90 minuti si sono sentiti solo le parole di disapprovazione per qualche azione mancata, qualche urlaccio contro i giocatori, un po' di entusiasmo al gol di Bahebeck. Persino le indicazioni dei due tecnici ai giocatori erano facilmente udibili.
La tragedia di Rigopiano ha colpito Pescara. Una città che vive il suo campanilismo con le altre zone della regione, ma che si sente da sempre orgogliosa di essere abruzzese. E che ha vissuto il dolore della perdita, la speranza e la gioia per chi ce l'ha fatta, la rabbia per una ferita che difficilmente si rimarginerà in fretta. E poi c'è il calcio, quello sport che piace e unisce ma che è anche business. E il business, si sa, non si ferma nemmeno di fronte alla morte. Gli striscioni dei Rangers, così come quelli apparsi negli altri settori dello stadio, dovrebbero far riflettere chi di dovere ma sappiamo già che lasceranno indifferenti chi le emozioni ha imparato ad annullarle e, anzi, a sfruttarle.
"La gente come noi non molla mai", ha urlato la Nord nell'unico coro della giornata. E questa è l'unica certezza di questi giorni bui.
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da TrecentoKm
Bravi, Uomini della Nord.
da NeSeMEnU
unica nota positiva di giornate maledette .
