Cosa cambierà dopo l’emergenza di covid19?
Il modello italia di ‘’Costruzione’’ del proprio patrimonio calcistico.
Il report del Cies consegna un'analisi, per certi versi impietosa e per altri incoraggiante, di quale sia il modello del nostro calcio di élite nella "costruzione" del proprio patrimonio calciatori.
Il dato che maggiormente balza all'evidenza è quello della provenienza dei calciatori che, dal 2017 al 2019, hanno fatto il proprio debutto nella nostra Serie A (età media 21,9 anni, in linea con le Big-5). Il 63% di questi arrivano dal reclutamento esterno al club con cui marcano il debutto (in Spagna e Francia è invece al al 38%), il 25 dal settore giovanile (Germania al 41%, Francia al 47%, Spagna oltre il 50%), il restante dall'ascensore della promozione ottenuta dalla B (12%). Di questo 63%, un terzo è sul mercato nazionale (contro il 49% dell'Inghilterra), il restante è prelevato dall'estero (dato secondo solo alla Germania col 73%). In quest’ultimo caso il 30% dei calciatori provengono, equamente divisi, da Argentina, Brasile e Olanda.
Scendendo ai club, le squadre che hanno "prodotto" il maggior numero di calciatori debuttanti nelle serie maggiori dei cinque campionati più importanti d'Europa sono l'Ajax (22, di cui 7 come principale fornitore della Serie A), il Benfica (21, di cui più della metà finiti in Spagna)e il Salisburgo (20, 15 dei quali prelevati dalla Germania). A 17 troviamo lo Sporting (7 in Premier League) e, dato emblematico, il Real Madrid noto esempio di autarchia sportiva ma questa volta ben distante dalla decantata “Cantera”/squadra B del Barcellona (11, di cui 5 all’estero).
Nessuna squadra italiana è presente nelle prime 20 posizioni. Anzi, scorrendo la classifica, i migliori “fornitori” sono stati Crotone (probabilmente per se stessa, vita la Serie A nel 2017/2018) e Salernitana con 6 calciatori, Pescara e Avellino con 5, Brescia e Spezia con quattro. I 44 club italiani che seguono – con un apporto tra 3 ad 1 calciatore – confermano la vocazione di Lega Pro e Serie B come trampolino di lancio, mentre sono appena 3 i club (H.Verona con 2, Cagliari e Genoa con 1).
Più in generale, in Italia siamo fortemente dissonanti con il modello europeo delle Big-5. Nella nostra Serie la distorsione rispetto alla media è evidente. Il 39% della porzione dei calciatori cresciuti nei club scende in Italia al 25% mentre – al netto del trascinamento delle promozioni (la sola in linea, 12% contro 13% europea) - “esplode” al 63% contro il 47,5% quella derivante dal reclutamento in altri club, più o meno un sesto da quelli delle categorie inferiori nazionali.
Questo fino a ieri? La crisi Covid-19 cambierà le strategie del nostro calcio al riguardo? Tra due o tre anni avremo numeri diversi? Consolideremo più le nostre radici calcistiche oppure continueremo a guardare all'estero, dirottando fuori dal nostro sistema importanti risorse da investire invece in Italia?
Giuseppe Tambone
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