Acapulco on the beach.Paolo Sinibaldi incontra Bruno Pace.

L'intervista di Paolo Sinibaldi ad un personaggio del calcio pescarese e nazionale unico nel suo genere.

da Redazione
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Acapulco on the beach.Paolo Sinibaldi incontra Bruno Pace., foto 1

Seconda puntata del 2014 in compagnia di un personaggio straordinario del mondo del calcio: Bruno Pace. Unico nel suo genere, ironico, verace, senza peli sulla lingua, ci parla del calcio attuale e di quello passato, sena dimenticare le sue tante storie di vita vissuta. Intervista tra le più belle di "Acapulco on the beach":

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da Warco

A Mistere... laugher laugher laugher

da GermanodaCuneo

Un ah!...m'arcord di Bruno Pace, il bohemienne del pallone. Questo mio ah!...m'arcord, è dedicato a un personaggio pescarese che si è fatto onore e conoscere nel mondo del calcio: Bruno Pace. Questo ah!...m'arcord non è un "coccodrillo" perché Bruno Pace, vivo e vegeto, lo si può incontrare sul lungomare durante le sue passeggiate mattutine. La maggior parte dei tifosi pescaresi lo hanno conosciuto, diventato famoso, per la sua attività di calciatore e allenatore di serie A. Negli anni '60 era difficile che un giocatore pescarese doc facesse carriera in qualche squadra di serie A. Io voglio raccontare la sua parte non famosa, ma da giocatore in erba, quando lo si poteva incontrare sui campetti di periferia per interminabili partite con dei palloni che sembravano dei "citroni". Ci si sfidava, allora, tra Parrocchie o zone della città. Ricordo che lo incontrai la prima volta, nel 1956, in occasione di una partita che giocammo, in "casa", allo scavo di Forlani contro la sua squadra di Porta Nuova. Aveva 13 anni essendo nato nel 1943 e già allora faceva risaltare le sue qualità naturali di "scartatore". Insieme a lui giocava anche suo fratello minore, Giorgio, che gli era degno e a volte superiore nel gioco. Riuscii a fermarlo perché, essendo più anziano di quattro anni, feci risaltare il mio fisico più sviluppato. L'anno dopo ci rincontrammo, al campo Rampigna, per una partita ufficiale della lega giovanile. Alcuni miei compagni più anziani che giocavano nella Mezzanotte mi portarono a fare un provino e, il presidente sor Remo Lanzara, rimasto soddisfatto, mi acquistò per zero lire e una coppa di caramelle. Giocavo da libero per la mia statura, mentre Bruno aveva trovato una squadra di Porta Nuova e precisamente la Don Orione di Via Aterno. Per la sua bravura giocava da attaccante. La partita terminò 1-1 con un mio gol e per la Don Orione......da Bruno Pace. Quel giorno fece solo un gol perché con qualche calcio di troppo, lasciandogli il segno, o trattenute, per poco non gli sfilai i pantaloncini, riuscii a limitare il suo "score". Aveva un dribbling ubriacante con le sue finte per cui riusciva a superare tre o quattro avversari come birilli, ed io per fermarlo non guardavo il pallone ma il suo corpo e con le buone o le cattive maniere riuscivo a fermarlo. Lui, spazientito mi disse: "Gravì, così non si fa" ed io per tutta risposta replicai:" Brù, mi devo arrangiare per non farti fare altri gol". Fu l'ultima volta che lo incontrai da avversario perché qualche anno dopo fu ingaggiato dal Pescara dove ritrovò ragazzi molto forti come Prosperi e Romoli che avevo incontrato da avversario quando giocavano con l'Ursus. Ricordo una partita del Pescara riserve, Bruno era il centrattacco, che ha giocato contro il Vasto allo stadio Adriatico. Era una brutta giornata e la partita si è giocata sotto una fitta nevicata con visuale ridotta dalla tribuna. A un certo punto ho intravisto Bruno Pace ricevere un pallone al limite dell'area avversaria e con uno stop a seguire dribblando tre o quattro avversari come birilli fece sedere il portiere entrando in porta con il pallone. Quel gesto è stato uno stralcio di alta classe che ha rischiarato la brutta giornata invernale. Dopo ci siamo persi di vista perché andò a giocare a Bologna, Prato, Padova e ritornò a Bologna dove si affermò giocando 112 partite. Dentro e fuori lo spogliatoio era noto per i suoi scherzi e per il suo carattere estroverso. Per questo modo di fare mi ricorda tanto Meroni, sfortunato giocatore bohemienne del Torino. Racconto un aneddoto di quando giocava col Bologna allenata da Oronzo Pugliese: un sabato sera con tutta la squadra era al cinema in attesa di una importante partita del giorno dopo. Era seduto dietro all'allenatore e aveva cercato di fumarsi una sigaretta. Oronzo Pugliese, sentito l'odore e visto il fumo, si voltò all'improvviso per colpirlo con una manata ma, Bruno, con una mossa repentina, si abbassò dietro lo schienale della poltrona e lo schiaffo colpì un suo compagno di squadra fra le risate degli altri giocatori. Dopo gli anni '70 ci siamo incontrati a Torino, da giocatore del Palermo (vedere foto dei tifosi) e Verona dell'allenatore Giancarlo Cadè e nel 1982 da allenatore del Catanzaro. Quando ci siamo incontrati e salutati a Torino prima dell'incontro del Palermo, si tirò su il pantalone dicendomi:" Guarda, c'è rimasto ancora il segno". Era il segno del calcio che gli sferrai durante la partita Mezzaontte - Do Orione. Gli risposi: "Eri troppo forte". Bruno se mi leggi o da qualcuno che lo incontra, un caro saluto da Germano Gravina. P.S. Ho ascoltato l'intervista: molto interessante perché spontanea e genuina.

da fattore

Sono triste per quello che sta accadendo al nostro delfino. Non dimentichiamo che il ragioniere ha preso una squadra in serie A e guardate dove siamo ora. Oltre questo un capitale enorme è stato sperperato a fronte di acquisti penosi e con formule innovative. Mi fermo qui ma non nego che i miei sospetti su questa gestione sono molti e fondati sui fatti. Credo che presto smetterò di scrivere su questo sito dato che ormai il calcio a Pescara sta morendo. Qualunque forma di protesta organizzata per liberarci dal male avrà il mio appoggio, come non mancherà mai quello alla squadra!!